Referendum Articolo 18, Cgil il gioco delle tre carte

di Osvaldo Ambrosini.

Alla fine è arrivata anche la bocciatura, prevedibile, della Consulta chiamata ad esprimersi sull’ammissibilità del quesito referendario proposto dalla Cgil relativamente all’abolizione l’abolizione della norma, principio cardine del Jobs Acts, con cui erano state eliminate le tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
art-18-cgilQuesito cardine che tra l’altro, stante i sondaggi, non soltanto avrebbe fatto da traino per far raggiungere un probabilissimo quorum anche agli altri due, con una partecipazione simile a l’ultima avuta in occasione del referendum costituzionale, ma il cui risultato avrebbe rivestito un significato politico non indifferente rappresentando, in caso di vittoria del “sì”, il colpo di grazia al renzismo e alle sue politiche liberiste.

Tuttavia la Cgil nel presentare il testo referendario ha commesso un’ingenuità talmente evidente, e grave, da far sorgere onestamente dubbi sulla sua reale buona fede. Ci si domanda come sia stato possibile formulare un quesito nel quale, oltre a richiedere la reintroduzione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare qualora giudicato illegittimo, si è aggiunta – grazie a uno spregiudicato taglia e cuci – la richiesta di estensione della tutela anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti e fino a 5 dipendenti. Insomma, dopo tanto parlare della Costituzione e della sua salvaguardia contro la riforma Boschi, la richiesta dell’introduzione di una novità normativa attraverso lo strumento del referendum abrogativo, non depone a favore dei suoi promotori, gli stessi che qualche mese fa si erano tanto spesi per difendere la Carta.

camussoOccorre ricordare a tal proposito che l’istituto referendario nel nostro paese prevede principalmente due fattispecie ben definite: il referendum costituzionale, che non necessita di alcun quorum, ed è previsto in alcuni casi di proposte di riforme costituzionali, già approvate dal parlamento (referendum recentissimo, tra l’altro), e il referendum abrogativo, che poi è la tipologia più frequente, in cui si richiede al corpo elettorale il parere relativamente alla proposta di abrogazione di una norma o parte di questa.
Sul tappeto restano più di 3 milioni di firme raccolte per proporre i quesiti che, orfani di quello più importante, difficilmente potranno raggiungere il quorum. Anche perché nel frattempo il Governo Gentiloni ha già fatto sapere che interverrà al più presto per regolamentare meglio l’istituto dei voucher, disinnescando in questo modo anche il secondo quesito, per importanza.

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