La fragilità dei ragazzi e il partito antipolizia

di Matteo Lai.

Accade, a Lavagna, che avvenga una tragedia incommensurabile. Durante una perquisizione finalizzata al rinvenimento di stupefacenti – un tipo di perquisizione che, ben lo sanno gli addetti ai lavori, è possibile senza la preventiva comunicazione al magistrato – il ragazzo nei cui confronti stava procedendo la Guardia di Finanza decide di uccidersi, lanciandosi giù dal balcone della propria abitazione. Vergogna, ansia, paura, timore del confronto con i genitori o chissà cos’altro hanno portato un giovane a compiere il più estremo dei gesti, sotto gli occhi della madre e degli stessi militari.
Accade, subito dopo, che si scateni il partito antipolizia, con i classici leoni da tastiera tanto bravi a ruggire sul web. Le accuse riguardano l’aver sottoposto un ragazzo ad una misura estrema come quella della perquisizione per “10 grammi di fumo” – sebbene avvenuta a norma di legge e sotto gli occhi di un genitore – e di aver avuto la mano eccessivamente pesante con un giovane incensurato e di buona famiglia. Anche il procuratore per il Tribunale dei Minori è intervenuta, spiegando che, contro la droga a scuola “i blitz non servono”, mentre il procuratore capo di Genova ha chiesto che, in caso di attività di indagine che riguardino i minori, sarebbe opportuno coinvolgere uno psicologo infantile o uno psichiatra.

cut1340187353526Come sempre, in queste vicende, a restare con il classico cerino in mano sono gli ultimi “pezzi” della catena: da un lato gli operatori della Finanza e, dall’altro, il ragazzo e la famiglia, mentre il Tribunale dei Minori non lesina stilettate. “Sarebbe bastata una telefonata e avrei sconsigliato la perquisizione” chiosa su Il Secolo XIX di oggi il procuratore minorile Cristina Maggia, rincarando poi: “Non mi risulta che la Finanza abbia competenza particolari sui minorenni”, come se in Italia ci fossero specialità di polizia dedicate a bambini ed adolescenti. Tutte critiche sensate, tutte parole sicuramente che ognuno vorrebbe sentirsi dire, se non fosse che hanno un grosso limite: quello di essere state pronunciate a “bocce ferme”, quando la tragedia era già avvenuta, mentre fino ad oggi non pare che il Tribunale dei Minori avesse mai dato indicazioni operative su come agire in queste delicate situazioni.

antidrogaAd uscire sconfitta, da questa vicenda, è un po’ tutta la società. Sul banco degli imputati, però restano in primo luogo la politica – che ha criminalizzato (e continua a criminalizzare) indistintamente il consumo di qualsivoglia “droga”, alimentano il mercato delle mafie e perdendo ogni possibilità di controllo sull’utilizzo e lo smercio di queste sostanze – ma anche la scuola – che non è stata più in grado di svolgere la propria funzione educativa in campi fondamentali come l’educazione alla salute e, perché no, l’educazione civica. Tutto questo senza dimenticare l’intera rete di supporto sociale – ben diversa dai social network – che non è evidentemente più considerata, dagli stessi giovani, in grado di svolgere quella funzione di supporto un tempo propria degli amici e della famiglia.

Su questa vicenda, su cui già si sono spese e si spenderanno paginate di mezze verità, di menzogne e di odio gratuito verso chi porta una divisa – qualsiasi divisa – molto dovrebbe dirci, in verità, l’atteggiamento tenuto dalla famiglia del giovane che, in calce ai manifesti funebri ha fatto stampare questa frase: “Un particolare ringraziamento al Corpo della Guardia di Finanza di Chiavari”.

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