Nicolini – Murgita, due storie genovesi…

di Osvaldo Ambrosini.

In casa Genoa la sconfitta clamorosa di Pescara ha reso drammatica una crisi in realtà in atto da almeno un paio di mesi, sulla quale con buone probabilità si sarebbe dovuto intervenire prima. Tuttavia dalle dichiarazioni dei diretti interessati nessuno sembra assumersi le responsabilità. Da una parte la società è convinta di aver fatto solo il meglio, rinforzando la rosa nel mese di gennaio. Dall’altra Juric, un minuto dopo il suo esonero, ha precisato di non sentirsi tradito dai giocatori. Questi ultimi da parte loro non manifestano particolari sensi di colpa anzi, a giudicare dalla loro assidua presenza sui social network, pare vivano piuttosto bene il ruolo dell’ultima in classifica della serie A nell’anno 2017.

Sorge il dubbio che la colpa sia come al solito dei tifosi, responsabili di qualche timido fischio al termine di Genoa Sassuolo e del ‘comitato d’accoglienza’, fin troppo educato, riservato alla squadra all’aeroporto di Genova al rientro dalla ‘splendida’ prestazione di Pescara.

img_9675L’arrivo di Mandorlini ha poi reso ancora più cupo il clima: è noto come i trascorsi del tecnico a Ravenna, La Spezia e Verona, comprese le dichiarazioni di amicizia verso la sponda blucerchiata, non aiutino. Ma quando la merda è nel ventilatore per non sporcarsi esiste un modo soltanto: restarne dietro. Ed è quello che ha fatto il suo vice Nicolini, genovese, sampdoriano e con un breve trascorso con la maglia blucerchiata da calciatore ad inizio carriera. Dopo di allora molti anni di in giro per l’Italia sia da giocatore che da allenatore, fino a diventare stabilmente il vice di Mandorlini. Sui social network il giorno dell’annuncio del nuovo allenatore del Genoa si è affrettato a dichiarare la propria rinuncia all’incarico per rispetto dei suoi tifosi blucerchiati e degli stessi genoani.

img_9738Eppure sulla sponda opposta abbiamo un altro tipo di esempio: Roberto Murgita, genovese, genoano, giocatore che, dopo una breve parentesi negli esordienti della Samp, ha sempre giocato nelle giovanili del Genoa fino a raggiungere la prima squadra. Dopo di allora una carriera da calciatore lontano da Genova, fino ad esordire come allenatore a Rapallo per diventare subito dopo stabilmente il vice di Di Carlo. In questa veste le esperienze al Mantova, al Chievo Verona e al Parma, ma soprattutto alla Sampdoria. Da qualche anno infine, rientrato alla base, fa parte dello staff rossoblu.

img_9745Nonostante l’esperienza di Murgita sia attualissima, il rifiuto di Nicolini ha fatto il giro del web raccogliendo un po’ da tutte le parti attestati di stima e grandi complimenti. Premettendo che per rinunciare ad un incarico bisognerebbe prima ottenerlo – cosa questa che pare non essere avvenuta – occorre fare almeno una riflessione. Siamo sicuri che la decisione di Nicolini non sia stata agevolata dal difficilissimo momento che sta attraversando il Genoa? Se invece la chiamata fosse arrivata ad inizio campionato, in un ambiente sereno, il vice allenatore di Mandorlini avrebbe forse preso in considerazione l’incarico per un tempo superiore ai tre secondi netti, il tempo impiegato per comunicare il proprio rifiuto sui social? Non potendo avere una controprova è lecito nutrire qualche dubbio.

Sicuramente una professionalità differente da quella di Murgita persona da sempre lontana dai riflettori e dalle polemiche e che ha sempre lavorato senza che nessuno mettesse mai in dubbio il rispetto verso i tifosi del Genoa, neppure quando sedeva sulla panchina della Sampdoria. Talmente riservato che quando era stipendiato dalla Samp si dichiarava tifoso di entrambe le squadre genovesi.

Due storie professionali simili insomma, ma non uguali di due genovesi con fedi calcistiche opposte. Uno più riservato l’altro meno, uno più passionale l’altro più professionale. Tuttavia l’ambito nel quale si muovono entrambi avrebbe richiesto se non più professionalità, almeno i requisiti minimi della riservatezza.

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