Non Brilla(no) più

Se dovessimo nominare uno scultore savonese che ha lasciato un segno indelebile nella nostra città, quello è senza dubbio Antonio Brilla, autore di numerose opere ancora oggi ben visibili. Su tutte probabilmente spicca la cassa lignea della “Deposizione nel sepolcro” (1866), una delle più note e tra le più imponenti della collezione che ogni due anni sfila per le vie della centro in occasione della processione del Venerdì Santo. Durante l’anno è conservata e visibile presso l’Oratorio del Cristo Risorto.

img_1887Oltre a questa opera sono state realizzati dallo scultore savonese anche un bassorilievo sulla facciata del teatro comunale, intitolato a Gabriello Chiabrera che raffigura proprio il poeta e, nelle nicchie superiori, due statue: una dedicata a Gioacchino Rossini e l’altra a Pietro Metastasio.

Da non dimenticare anche le due statue raffiguranti Letimbro e Savona che, unitamente all’orologio, sovrastano il palazzo Gavotti in piazza Chabrol, anticamente sede municipale e attualmente pinacoteca civica. Statue che vennero inspiegabilmente rese acefale durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio avvenuta nel 2000. Vi sono poi numerose altre opere dell’artista custodite sia in città che fuori Savona. 

img_1766Tuttavia esisteva fino alla fine degli anni Trenta addirittura un edificio intero, nel vecchio quartiere dei Cassari (tra l’attuale via Caboto e via Verzellino), noto come la casa marmorea del Brilla o più semplicemente palazzo Brilla (1888), non tanto perché vi abitasse ma perché sulle due facciate in vista erano presenti alcune sculture dell’artista.

Oggi quel palazzo non esiste più, venne abbattuto nel 1939 insieme agli altri palazzi del quartiere perché bisognava far posto ad un imponente nuovo edificio sede della Prefettura che, siamo in epoca fascista, necessitava di un ampia piazza sottostante necessaria per le adunate. La guerra risparmiò ai Savonesi questa ulteriore sciagura edilizia. Fortunatamente però prima della demolizione della casa del Brilla vennero salvate le sculture presenti sulle facciate.

Quattro di esse dedicate ad artisti savonesi vissuti tra il 1700 e 1800 – i pittori ritrattisti Gerolamo Paolo Brusco, Giuseppe Frascheri e Giovanni Agostino Ratti, e lo scultore Filippo Martinengo – vennero trasferite nel 1953 nei giardini di Piazza del Popolo, lato nord. Attualmente, dopo aver atteso dietro ad una rete arancione la fine del cantiere per il restyling della piazza durato più di un anno, hanno trovato la meritata collocazione che si spera possa essere finalmente quella definitiva (nonostante l’ordine con il quale sono state affiancate non rispetti quello originariamente avuto sulla facciata del palazzo).

img_1763La quinta statua, dedicata alla scultura, è stata invece posizionata sul lungomare Matteotti in un’ansa alla base del muraglione che sostiene la sovrastante via Famagosta. Spesso nascosta dall’intenso traffico veicolare, un tempo ai suoi piedi esisteva una piccola vasca con tanto di zampillo, atmosfera che aiutava a rendere meno desolante il suo confinamento. Oggi invece, probabilmente per l’atavica avversione delle amministrazioni savonesi verso le fontane, quella vasca non esiste più e al suo posto vi è ora una piccola aiuola.

Mancano all’appello invece i cinque busti, raffiguranti Guidobono, Robatto, Oxilia, Chiabrera e Michelangelo, anche loro originariamente posizionati sulle facciate della casa del Brilla. Sul loro destino si fanno varie ipotesi, identiche tra l’altro a quelle sulla fine delle due teste delle statue Letimbro e Savona. Distrutti o perduti? Dimenticati in qualche magazzino dei sotterranei del Priamar? O forse in bella mostra in qualche appartamento di aspiranti mecenati savonesi?

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