Savona: un ponte lungo fino a Roma


Cosa abbia in comune la nostra piccola città con la Capitale appare più che una domanda una provocazione, talmente è la distanza, non soltanto fisica, tra i due luoghi. Eppure Savona, detta anche “la città dei papi”, almeno dal punto di vista religioso è stata piuttosto vicina, quando non addirittura protagonista, sebbene per un limitato periodo, della storia romana e pontificia.

Savonesi illustri investiti del potere temporale hanno scritto pagine di storia importanti tra Roma e Savona ed alcune di queste si assomigliano. Papa Sisto IV in particolare viene ricordato per almeno un paio di caratteristiche: colui che in qualche modo diede il via al nepotismo, una pratica, purtroppo ancora oggi usata ed abusata, per cui nelle carriere, all’epoca soprattutto ecclesiastiche, venivano favoriti parenti o affini. Ma soprattutto è passato alla storia per la sua spiccata attitudine all’edilizia, un Papa costruttore insomma. Una passione savonese ante litteram, potrebbero dire le male lingue

Sia a Savona che a Roma troviamo infatti due lasciti importanti del papa appartenente alla famiglia Della Rovere che portano lo stesso nome. La Cappella Sistina e il ponte Sisto IV. Della prima ne parlammo diffusamente tempo addietro, ed è molto conosciuta, mentre del ponte invece si è parlato sempre molto poco.

Quello romano fatto costruire dal Papa savonese è uno dei tanti ponti che attraversano il Tevere. La sua storia piuttosto travagliata parla di un ponte esistente in realtà da molti secoli prima (12 a. C.) ma che, in seguito a numerose demolizioni e ristrutturazioni, venne completamente ricostruito da Sisto IV tra il 1473 e il 1479. Il ponte, lungo più di 100 metri e largo 11, oggi completamente pedonale, collega le due rive del fiume fra via del Pettinari e piazza Trilussa.

Oggi, nonostante alcuni interventi di ristrutturazione e di ampliamento avvenuti nel corso dei secoli, non si discosta molto dall’originale. Le quattro arcate che lo costituiscono sono caratterizzate da un foro circolare (“oculo”) sul pilone centrale, con lo scopro di diminuire la pressione dell’acqua in caso di piena. Il livello dell’acqua salito fino all'”occhialone” di ponte Sisto era considerato segno di piena, una sorta di rudimentale idrometro. Per quei tempi dal punto di vista ingegneristico era ritenuta una soluzione all’avanguardia.

Sono invece in molti quelli che non conoscono l’esistenza del ponte Sisto IV di Savona che fu fatto edificare nel 1479 e che, a differenza di quello romano, non serviva a collegare le sponde opposte di un fiume bensì a rendere più agevole il collegamento tra due colline della città, una sorta di viadotto di prima generazione per intenderci. Da una parte il colle San Giacomo (già colle Mangiaguadagno) sul quale erano presenti il convento e la chiesa di San Giacomo e dall’altra il Monticello, dal quale si poteva agevolmente raggiungere il centro della città.

Bisogna infatti pensare che all’epoca, oltre a non esistere l’attuale via Aurelia, non esisteva neppure quella che ancora oggi chiamiamo ‘la strada vecchia per Albissola’ che da via Santa Lucia passa per via Famagosta. Per raggiungere Albissola infatti bisognava ‘scollinare’ attraverso la strada che dai Capuccini scende dal bosco delle Ninfe.

Attualmente il ponte, soffocato dai numerosi edifici esistenti, non riveste più l’importanza di un tempo oltre a non essere neppure molto visibile, specialmente se lo si guarda dal mare. Tuttavia ancora oggi è possibile transitarvi raggiungendo un’altezza di circa 15 metri dalla strada sottostante, via Beato Ottaviano, facendosi sostenere da un’architettura di cinque secoli fa costituita da quattro arcate e che ancora oggi, nonostante alcuni interventi conservativi non propriamente rispettosi dello stile dell’epoca, nutre sempre un certo fascino.

 

 

 

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