Le grandi scoperte del centrodestra savonese

di Osvaldo Ambrosini.

A quanto pare esiste un’emergenza criminalità anche a Savona, ma la vera notizia è che oggi chi amministra ha capito che per risolvere il problema non sono sufficienti il paio di slogan ben urlati in campagna elettorale..

Se si riuscisse tuttavia a far tesoro di questo insegnamento, cioè aver toccato con mano la tipica narrazione del centrodestra, che prevede: 1- approfittare del disagio sociale, 2- fomentare guerre sociali tra ultimi contro penultimi, 3- distillare odio e razzismo, 4- passare all’incasso alle urne, 5- accorgersi di poter far poco o nulla per cambiare le cose, potrebbe considerarsi comunque un’esperienza positiva averli ascoltati e magari anche votati. Utile, quantomeno, a sviluppare gli anticorpi necessari per riconoscere a prima vista i prossimi venditori di fumo.

Ma c’è un aspetto che il centrodestra savonese non ha ancora ben compreso. Non è vero che le amministrazioni comunali possono fare poco per la sicurezza dei propri cittadini. Certo non con i vigili di quartiere, un punto del programma elettorale della Caprioglio che ha rispolverato un’esperienza targata Maroni vecchia di almeno quindici anni, definita dagli esperti fallimentare, e che tutti speravamo fosse dimenticata. Non serve neppure la presenza dell’assessore alla sicurezza Paolo Ripamonti in piazza del Popolo un’ora alla settimana rinchiuso dentro un gabbiotto con i vetri a specchio per contrastare il degrado. Per non parlare dell’illegalità giuridica delle ronde o della richiesta ai cittadini di acquistare le telecamere per la video sorveglianza pubblica.
Non conoscendo in che modo e con quali mezzi si debba fronteggiare l’emergenza, il centrodestra savonese reagisce in modo scomposto e disordinato. Talvolta esortando la cittadinanza ad armarsi, altre volte invocando una modifica dell’articolo 52 del codice penale che ampli l’interpretazione della ‘legittima difesa’ a favore di un più generico ‘diritto di difesa’, da cui il passo alla vendetta sarebbe estremamente breve.

Ma l’ignoranza della materia raggiunge l’apice quando non si comprende che armando i cittadini non si scoraggia la malavita, semmai la si esorta ad armarsi meglio esponendo la cittadinanza a rischi ben maggiori. Non si riesce a capire, o si fa finta, che l’unico strumento attualmente ancora efficace per contrastare la microcriminalità è il welfare. Maggiori sono le tutele e le misure di inclusione sociale minori saranno ad esempio i reati contro il patrimonio. A dirlo sono le statistiche, studi specifici dimostrano che all’aumentare del divario sociale aumenta esponenzialmente la criminalità.

È chiaro che a Savona il centrodestra stia lavorando esattamente nella direzione opposta: la parola d’ordine è infatti tagli e aumento dei costi di tutti i servizi. Non è un caso che l’unica poltrona saltata fino ad ora sia proprio quella dell’ex assessore ai servizi sociali, occupata da Cristina Bellingeri, costretta a lavorare praticamente senza risorse. Eliminare le condizioni che costringono, nella maggior parte dei casi, a delinquere dovrebbe essere l’obiettivo di una amministrazione responsabile. Incoraggiare la ‘giustizia fai da te’ e l’abbattimento sistematico di chi delinque fa parte invece di una cultura di destra inaccettabile, che evidenzia tutta la sua incapacità di far corrispondere ai voti conquistati in campagna elettorale una buona amministrazione.

In attesa che queste grandi scoperte arrivino al destinatario, l’unico messaggio in grado di darci oggi il centrodestra savonese sembra essere: ‘per il momento arrangiatevi’.

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