Cittadino o consumatore? A Pasqua boicotta l’outlet di Serravalle 

di Osvaldo Ambrosini.

“Incredibilmente vuoto il più grande centro commerciale d’Italia”. “A Serravalle nessun cliente nel giorno di Pasqua”. “Fallisce l’operazione sconti di Pasqua dell’outlet più famoso del Paese”.

Che effetto farebbero titoli come questi sui quotidiani il giorno dopo Pasqua? Certificherebbero il fallimento totale dell’operazione ‘sempre aperti’ che ha ricevuto più di una critica: dai lavoratori dello stesso shopping center, dai sindacati e, addirittura, dal mondo ecclesiastico.

Tuttavia è bene mettersi da subito il cuore in pace, perché tutto questo sui giornali il giorno di Pasquetta non lo leggeremo mai, perlomeno non su quelli in vendita in edicola, neppure nel caso in cui il boicottaggio riuscisse per davvero. Perché perfino le testate giornalistiche incaricate di un servizio pubblico imprescindibile in una democrazia come l’informazione, il giorno di Pasqua sono chiuse. Di conseguenza il giorno successivo le edicole aperte non avrebbero alcun senso.

Al contrario la decisione dell’Outlet di Serravalle, di tenere aperto il centro in una giornata festiva come la domenica di Pasqua rappresenta un chiaro segnale della deriva morale raggiunta nei nostri tempi. In questi anni per la verità si era già andati in questa direzione, trasformando festività come il 25 Aprile, il Primo Maggio o il 2 Giugno in giorni da dedicare allo shopping.

Ma se il lavoro di demolizione dei valori laici rappresentati dalle festività nazionali è da tempo in corso, favorito dalle riforme in stile jobs-act che certo non aiutano i lavoratori a rivendicare anche il più elementare dei diritti, quella di oggi rappresenta un’assoluta novità. Decade il totem, che aveva resistito a qualunque esigenza del turbocapitalismo, del rispetto della sacralità delle feste religiose. Tradizionalmente giornate dedicate alle famiglie e alle amicizie, in un clima generale che attribuiva la giusta importanza alla tradizione e alla cultura di un Paese.

Resta tuttavia la speranza che questo genere di scelte possa alla lunga non pagare. È di questi giorni ad esempio il fallimento delle politiche di una nota catena di supermercati francesi che aveva spinto l’apertura dei punti vendita anche in orari notturni. Una scelta che, sebbene ad un primo approccio avrebbe potuto essere considerata come un positivo servizio alla collettività, ad un’analisi meno superficiale evidenziava tutte le sue criticità: più forza lavoro costretta a rimbalzare su tre o quattro turni, maggiori spese per l’energia e per la scurezza, a fronte di un numero di clienti decisamente inferiore rispetto alle previsioni.

Per far sì che questa speranza diventi concreta è necessario boicottare il centro commerciale almeno in occasione del giorno di Pasqua, scegliendo di essere per una volta cittadini e non consumatori. Solo in questo modo sarà possibile riappropriarci un domani anche delle festività laiche.

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