Savona: la leggenda del Palazzo di Giustizia

Esistono lasciti delle passate amministrazioni savonesi che, pur essendo passati alla storia come opere importanti e necessarie per la città, non vengono ricordati con altrettanto entusiasmo. Per esempio, avevamo già parlato su queste pagine di come non possa essere ricordato positivamente il rifacimento di piazza Sisto IV avvenuto a metà degli anni 90.
L’ideazione è da attribuire alla prima giunta di centrodestra che ha amministrato la città, il cui sindaco Gervasio riuscì a realizzare, nella piazza antistante il palazzo comunale, un compendio di brutture difficilmente eguagliabile. La pensilina in stile stazione ferroviaria, il palchetto centrale a mo’ di patibolo, i piloncini sovrastati da un’illuminazione simile a lumini da cimitero lungo tutto il perimetro. Una piazza, quella attuale, neppure lontana parente di quella anteguerra, caratterizzata da un giardino ed una fontana centrale. Ma tant’è.

La recente scomparsa di un altro sindaco di Savona, Scardaoni, che amministrò la città negli anni ottanta prima di trasferirsi per una legislatura a Palazzo Madama, oltre alle numerose ottime qualità dell’uomo e del politico, non può non portarci alla memoria uno scempio edilizio ai danni di Savona.

La leggenda narra che a Firenze, città all’epoca molto più rossa di quanto non lo sia oggi, viveva un noto architetto, Leonardo Ricci. All’epoca lo si sarebbe presentato come un compagno, iscritto al Partito, oggi invece si potrebbe semplicemente definire “archistar”. Il nostro aveva un progetto nel cassetto che da tempo attendeva l’approvazione di una qualsiasi amministrazione (rossa) per poter essere realizzato. Il progetto era quello di una chiesa ma né a Firenze né nell’altrettanto rossa Bologna si era verificata la necessità di realizzare l’opera.
Fu così che quando Savona, all’epoca molto più collocata a sinistra di quanto non lo sia oggi, manifestò la necessità di dotarsi di un nuovo Palazzo di Giustizia, fu politicamente ‘suggerito’ di utilizzare il progetto dell’architetto Ricci, rimasto accantonato in un cassetto. Pazienza se fosse stato preparato per un edificio religioso, con qualche modifica lo si sarebbe potuto adattare.

Oggi ai savonesi ed alla città rimane un gigantesco colabrodo, che insieme alle Ammiraglie dell’Oltreletimbro, rappresenta un’autentica bruttura dello skyline savonese, con l’aggravante di essere diventato, dopo poco più di trent’anni, inadeguato, costoso, problematico: in una parola: inservibile. Probabilmente del progetto originario è rimasto il rosone centrale che affaccia sulla desolante piazza Barile.
Una leggenda metropolitana, si dirà. Chissà. Anche se non pare così improbabile che l’edificio derivi da un progetto non originariamente destinato all’uso attuale. Un’altra storia, anche se meno diffusa popolarmente, racconta addirittura che l’architetto Ricci lo preparó appositamente per la realizzazione del nuovo mercato dei fiori di Sanremo ma che, giudicato inadeguato, venne rifiutato.

Oggi di certo resta soltanto l’incongruità di un edificio mal realizzato e se il sindaco Scardaoni resterà sicuramente nei cuori di molti savonesi per tanti ottimi motivi, col senno del poi avrebbe potuto risparmiarci questo lascito, ma si sa la lungimiranza non è una dote che appartiene alla politica. Il doppio Crescent è una conferma.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...