25 Aprile, Altare come Predappio?

di Osvaldo Ambrosini.

Che ad Altare esista un cimitero interamente dedicato a chi ha perso la vita durante il secondo conflitto mondiale è cosa nota, così come è altrettanto noto che al suo interno siano custodite le salme di più di 300 soldati senza distinzione alcuna di schieramento, nazionalità o grado. Ugualmente non si può non sapere che la maggior parte di esse appartengano a militari dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana e per chi un briciolo di storia l’ha studiata, RSI non è certo l’acronimo della Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Si trattò infatti di uno Stato fantoccio che prese vita con la storica svolta dell’8 settembre del 1943 e che terminò la sua esistenza alla fine del conflitto, nel 1945.

Uno Stato voluto da Hitler, alla cui guida fu lasciato il fedele alleato Benito Mussolini nel tentativo di controllare nel miglior modo possibile i territori italiani occupati dalle truppe tedesche. Molti storici fanno coincidere la nascita della Repubblica Sociale con l’inizio vero e proprio della Resistenza Italiana. La storia ha per questi motivi classificato la Repubblica Sociale Italiana come creata appositamente per obbedire pedissequamente agli ordini tedeschi. Tra i segni distintivi, oltre a tutta la simbologia ereditata dal fascismo, vi era anche la bandiera tricolore italiana, contrassegnata da un’aquila nera.

Come se non fosse stato abbastanza quanto accaduto lo scorso anno, anche quest’anno in concomitanza col 25 Aprile, giornata di festa per eccellenza della Repubblica Italiana ed ironia della sorte giorno in cui il calendario religioso festeggia San Marco, sono stati commemorati all’interno del cimitero non tutti i caduti indistintamente, come furbescamente si cerca di far credere, ma soprattutto quelli che delle Repubblica Sociale facevano parte.

La presenza dei reduci o nostalgici della 3ª Divisione fanteria di marina “San Marco”, che all’RSI aderì, ne è una testimonianza lampante. Tuttavia se ciò non fosse sufficiente a fugare ogni dubbio la presenza di una bandiera della Repubblica Sociale e di alcuni esponenti della destra locale ne sono una prova ulteriore. È evidente che il messaggio che hanno voluto mandare i nostri rappresentati politici locali è inequivocabile: nel giorno in cui si dovrebbe festeggiare la Liberazione questi figuri preferiscono commemorare la Repubblica Sociale Italiana che del fascio-nazismo è stata emanazione diretta disconoscendo di fatto il valore di una festa nazionale di estrema importanza.

Ciò nonostante nessuno pare abbia avuto da ridire per questo ennesimo sfregio alla nostra Repubblica. Stupiscono ancora una volta i partiti della sinistra locale che a riguardo non hanno proferito parola. Francamente a far peggio è riuscito soltanto, ancora una volta, il sindaco di Altare, lo stesso che lo scorso anno prese parte a sua insaputa alla commemorazione della RSI, culminata con l’indecorosa marcetta dei balilla versione 2.0. Quest’anno infatti per non esasperare gli animi, come da lui stesso dichiarato, ha anticipato alla domenica 23 aprile le consuete celebrazioni della Liberazione ad Altare lasciando campo libero il 25 alla commemorazione del nazifascismo.

Commemorazioni che proseguiranno come consuetudine domenica 30 aprile nel cimitero di Savona quando verranno deposti dei fiori sulla lapide di una collaborazionista che, sebbene uccisa dai partigiani forse pagando oltremodo rispetto alle sue reali colpe, non può essere fatta passare come una vittima innocente, nonostante la sua giovanissima età possa farlo pensare. Lapide per altro a due passi da quella di Osvaldo Ambrosini, mio nonno, morto anche lui a 29 anni per colpa di quella maledettissima guerra voluta dal fascismo.

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2 thoughts on “25 Aprile, Altare come Predappio?

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