Bormida, non è soltanto un fiume che va al contrario

di Osvaldo Ambrosini.

Per noi savonesi, o ‘cicciolli’ come ci chiamano in Val Bormida, uno dei più frequenti sbeffeggi nei loro confronti sta proprio nel ricordargli che l’omonimo fiume, che dà il nome a tutta la vallata scorra al contrario, cioè verso nord, in direzione del Piemonte verso la Pianura Padana, per confluire prima nel Tanaro e finire nel Po, per poi dirigersi verso l’Adriatico. Un’immensa fatica per raggiungere il mare quando, a due passi dalla sorgente, aggirate un paio di montagne potrebbe raggiungere agevolmente il mar Ligure. Ma la natura non deve spiegazioni, sta all’uomo comprenderne come il nascere sullo spartiacque appenninico costringa il fiume Bormida a dirigersi naturalmente nella direzione opposta a quella del mare più vicino.

In corrispondenza di una delle sorgenti del fiume che “va al contrario” c’è poi anche un piccolo comune che porta lo stesso nome e che ha deciso, da un po’ di tempo a questa parte, di andare al contrario. Il sindaco di Bormda infatti, per arginare lo spopolamento di un territorio naturalmente piuttosto impervio, compreso tra il monte Settepani (che raggiunge un’altezza di oltre 1300 metri) e il colle del Melogno, ha adottato alcune misure per evitare che il piccolo centro della provincia savonese possa diventare il classico paese fantasma.

Oltre a spingere i proprietari delle case vuote ad affittarle il più possibile, incentivando l’applicazione di canoni mitigati pena l’innalzamento dell’IMU fino al massimo previsto, ha anche predisposto un piano di ripopolamento che si basa soprattutto sul principio del recupero edilizio dell’esistente. Come se questo non bastasse è arrivato anche l’incentivo residenza: per chiunque decidesse di trasferirsi a Bormida verrà assegnato un bonus di duemila euro. E a chi gli chiede se non teme il rischio di un’invasione di stranieri o di persone poco affidabili, risponde che al contrario sta assistendo ad un ottimo livello di integrazione. I riscontri per ora sono positivi e i vantaggi arrivano per tutti, soprattutto per le attività commerciali esistenti.

Abbiamo la conferma allora che il nome Bormida, per la provincia di Savona, evochi qualcosa che va controcorrente. Eravamo infatti abituati fino ad ora a sindaci che, con nuove ordinanze e regolamenti, si attivavano per mandar via qualcuno dal proprio territorio. Lo abbiamo visto ad Alassio dove il sindaco Enzo Canepa, con un’ordinanza anti extracomunitari – e che no, non includeva anche gli svizzeri – ha creato uno strumento per poterli allontanare dal territorio con l’accusa di essere portatori di malattie, seguito a ruota dal sindaco Franco Bologna di Carcare.

Evoluzione demografica comune di Bormida

Entrambi però superati dal sindaco di Pontinvrea, Matteo Camiciottoli, che è riuscito a far scuola, in campo leghista, imponendo l’assimilazione alle strutture turistico ricettive, e quindi alla stessa tassazione, delle abitazioni gestite dalle cooperative, organizzazioni religiose o onlus che si occupano dell’accoglienza dei profughi o richiedenti asilo. In questo speciale elenco non può mancare neppure il sindaco Andrea Delfino, del comune di Ortovero, sceso in piazza contro la Prefettura e il trasferimento temporaneo nel suo territorio di ben 10 profughi per un mese, o il prete di Arnasco Don Angelo Chizzolini che, dopo il crollo di una palazzina dove ci furono 5 vittime, si rifiutò di benedire la salma dell’unica donna deceduta, perché di nazionalità marocchina.

Certo in questa speciale classifica dei comuni della provincia savonese vince per distacco il comune di Zuccarello la cui giunta ha addirittura presentato un’istanza a Bruxelles per mandar via la Repubblica Italiana dal proprio territorio, rivendicando un’antica indipendenza del Marchesato di Zuccarello.

Siamo allora grati al sindaco di Bormida, Daniele Galleano, per aver fatto comprendere anche a noi savonesi che tutto ciò che si chiama Bormida non va al contrario, assolutamente. Ospitare ed accogliere è la natura dell’uomo, così come per un fiume scorrere verso la pianura Padana se il mare più vicino ha delle montagne troppo impervie da aggirare, dure come le teste di chi ha deciso di non scomparire.

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