La lotta tra le fontane e i savonesi

Se si potesse stilare una classifica delle città capoluogo di provincia con il minor numero di fontane in attività, Savona probabilmente lotterebbe per il primato. Che questo dipenda più dall’essere una città di mare – per cui potrebbe non interessare l’acqua delle fontane – o dalla scarsa attenzione delle amministrazioni locali, oppure da entrambe le cose, è ancora da stabilire, di certo la scomparsa delle fontane savonesi è un dato di fatto.

La prima a svanire è stata, a inizio anni ’20, probabilmente la più famosa dell’epoca: si trovava nell’attuale piazzale Eroe dei Due Mondi, ed era chiamata fontana della Pioggia ma conosciuta anche come fontana della Primavera. Venne rimossa in seguito ad alcuni danneggiamenti subiti e sostituita dall’attuale monumento dedicato a Garibaldi. A pochi passi da quel monumento esiste ancora la cosiddetta vasca dei giardini del Prolungamento, per molti anni uno dei principali luoghi di ritrovo dei bambini aspiranti diportisti. In secca ormai da troppo tempo, danneggiata in modo quasi irrecuperabile e con la pavimentazione pressoché sfondata, non è raro vederla utilizzata come pista di pattinaggio o addirittura pista ciclabile.

Vi è poi quella di piazza Barile, realizzata insieme all’edifico del Tribunale e progettata dall’architetto Ricci, forse quella che ha avuto vita più breve. Costruita a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 è stata attiva per poco tempo, in sua memoria sono invece rimaste per anni le tracce di calcare sui vetri dove si infrangeva, ultimamente però anche gli stessi vetri non esistono più. Oggi è un po’ il simbolo del degrado di una zona mai realmente vissuta dai savonesi.

Attualmente l’unica vera fontana della città è senza dubbio quella di piazza Marconi, denominata letteralmente “Lotta tra l’uomo e lo squalo” opera dell’artista Renata Cuneo, volgarmente conosciuta come ‘fontana del pesce’. Posizionata al centro della piazza nel 1965, ha da sempre accompagnato il transito dei savonesi con un delicato scorrere d’acqua che, fuoriuscendo dalla bocca dello squalo, scendeva fragorosa fino alla base.

La scultura dell’artista savonese ebbe come modelli per la realizzazione dell’uomo due ragazzi, anch’essi savonesi, da uno l’artista si ispirò per creare il corpo vigoroso e dall’altro prese spunto per la realizzazione del viso. Le rocce di pietra verde su cui poggia la scultura sono invece state estratte nella località Giri di Vierma, lungo la strada che porta a Corona, una delle fazioni del comune di Stella. La fontana è poi formata da tre vasche, di cui una a forma circolare e le altre due a forma di mezzaluna, poste su tre livelli differenti ricevono l’acqua a cascata da quelle sovrastanti. Un’opera quindi che potrebbe essere definita savonese doc.

Eppure, nonostante la ‘fontana del pesce’ possa essere considerata a buon titolo uno dei simboli di Savona, dove ciclicamente qualche gruppo di adolescenti si diverte a versare fustini di detersivo da lavatrice, per vedere se le leggende metropolitane raccontate dai genitori sulla città invasa da bolle colorate sono vere, oppure ci si ritrova intorno – come nel 1982 e nel 2006 – per festeggiare la vittoria ai mondiali della nazionale di calcio, oggi giace silente quasi come la ‘fontana malata’ della poesia di Palazzeschi.

Una vicenda che si protrae da diversi mesi e che, come il poeta, ci fa pensare: “Mia povera fontana, il male che hai il cuore mi preme. Si tace, non getta più nulla. Si tace, non s’ode rumore di sorta che forse… che forse sia morta? Orrore”. In realtà, la nostra fontana, se non proprio morta, è sicuramente in coma. C’è chi dice che sia un banale guasto all’impianto idrico, a renderla inoperosa, ma in un Comune dove i tagli e le ristrettezze economiche la fanno da padrone in ogni campo, è facile prevedere che la riparazione non sia in cima all’agenda delle priorità amministrative.

Esiste – e resiste – ancora quello che potremmo considerare l’ultimo baluardo delle fontane savonesi, che addirittura sembra priva di nome. Si trova sui giardini delle Fornaci proprio davanti al mare e, sebbene non sia bellissima, la sua importanza è determinata proprio dal fatto che sia l’ultima rimasta a funzionare.

 

 

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