Asili: un’eredità per Savona, non per Villapiana

di Matteo Lai.

La strategia dell’attenzione della giunta Caprioglio, che la porta a comunicare compulsivamente qualsiasi avvenimento sia appena appena degno di nota, ha come contropartita un flusso di notizie incontrollabile, che può portare anche a incorrere in momenti che – ad una più attenta lettura – sono di vero imbarazzo.

Raccontano infatti le cronache cittadine che un magnanimo e (almeno per ora) ignoto benefattore abbia preso contatto con l’amministrazione per donare una discreta somma, finalizzata a scopi sociali e culturali. Si parla di milioni di euro, almeno di quattro. Narrano i cronisti che dall’iniziale proposta, che prevedeva l’istituzione di una borsa di studio, si sia passato a qualcosa di più contingente: i denari dovrebbero essere utilizzati per la struttura dell’asilo nido delle Piramidi, per lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza. Anche se con soldi “caduti dal cielo” – o meglio, ereditati – finalmente il duo Caprioglio-Montaldo mette mano al sociale, e per una volta non per sforbiciare. Bene, bravi, bis, applausi a scena aperta. Ma c’è un però.

Eh già. I più attenti, o i più interessati alla vicenda, avranno già storto il naso. Nei primissimi mesi di quest’anno infatti l’amministrazione Caprioglio, anzi la stessa sindaca, aveva comunicato – in una tesissima riunione con i genitori – la chiusura del plesso di via San Lorenzo, che attualmente è occupato dall’asilo nido e dalla scuola materna, con trasferimento di quest’ultima presso le elementari di via Verdi e smantellamento del Nido, al servizio di un quartiere popolosissimo come quello di Villapiana. La motivazione principale di questa decisione sarebbe stata la necessità di effettuare nell’edificio lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, che si sarebbero aggirati sui 500 mila euro in totale. Ossia poco più del 10% del totale di ciò che oggi si pensa di destinare a un solo plesso.

I cittadini di Villapiana – e, in prospettiva, di tutte le periferie – oggi hanno capito che loro, e i loro figli, evidentemente non sono degni di giocare in quella che è la “serie A” di Savona. Il loro posto è la serie B o per lo meno la parte destra della classifica.

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