Renzi, il pancista benpensante 

di Matteo Lai.

Non possiamo negare che Matteo Renzi non ci stia simpatico. È un personaggetto. Furbo, scaltro, ma di second’ordine, che solo la politica odierna, messa male com’è, ha potuto elevare a leader. Uomo dai mille volti, dopo aver annunciato che avrebbe abbandonato la politica – qualora avesse perso la scommessa referendaria dello scorso 4 dicembre – si è effettivamente dimesso dagli incarichi di presidente del consiglio e segretario Pd, salvo poi rientrare dalla finestra. Tutto ciò senza contare il profondo disprezzo che sembra nutrire per le istituzioni repubblicane: si pensi allo smantellamento delle province, attuato prima dell’esito del referendum, senza che però vi fosse una contestuale riduzione delle competenze, andando di fatto a danneggiare unicamente i cittadini-utenti.

In realtà, il pessimo Renzi persegue un solo scopo: quello del potere personale. E come ben insegna l’altro Matteo (che dolore condividere il nome con questi personaggi), il metodo migliore è parlare alla pancia della gente. Ed ecco, allora, Renzi scatenare la sua arrogante ed affettata ironia contro i lavoratori del trasporto pubblico, rei di aver scioperato a tutela di quello che – per ogni uomo che si dica progressista – dovrebbe essere un servizio essenziale, da difendere con le unghie e con i denti dal mostro iperliberista che sta divorando la nostra società. E invece no: “È venerdì, vai con lo #sciopero” scrive su Twitter, rimarcando poi sul profilo Facebook: “L’ennesimo sciopero dei trasporti è uno scandalo. Fatto ancora una volta di venerdì”, scrive in un italiano che lascia perplessi.

Frasi che non stupirebbero se pronunciate al bar tra uno spumantino e l’altro o sui social network, magari postate da qualche esperto, laureato all’università della vita, non certo dal segretario del maggior partito italiano, già presidente del consiglio e candidato a ridiventarlo. Tutto questo come se lo sciopero fosse una scusa per un weekend lungo, dimenticando che i lavoratori dei trasporti, sabato e domenica, pestano comunque la loro opera.

Ecco la nuova, ennesima prova che dimostra la mutazione genetica del Pd renzista che, di sinistra, non ha proprio più nulla. Ricordate la famosa ‘marcia dei quarantamila’, con la quale impiegato e quadri della Fiat scesero in piazza, nell’ottobre 1980, per manifestare il proprio dissenso verso gli operai (sempre della Fiat) che scioperavano? Ecco, se oggi fossimo negli anni ’80 – e non lo siamo – Renzi non avrebbe avuto dubbi sulla parte da cui stare.

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