Il renzismo vi seppellirà

di Osvaldo Ambrosini.

Perdere Genova non è una sconfitta qualunque, perdere La Spezia ancora meno, per non parlare di Pistoia, L’Aquila o Sesto San Giovanni. Eppure, come sul Titanic, nessuno dell’equipaggio si è scomposto mentre si puntava dritti contro un iceberg.

Dalla segreteria nazionale del PD nessun sussulto quando, un paio d’anni fa, il primo campanello dall’arme sulla regione Liguria lo suonò la sconfitta della candidata Paita, scelta quale erede di Burlando, nonostante le inchieste, nonostante le polemiche, nonostante le divisioni. La colpa fu data a Pastorino e a Cofferati, sono divisivi si disse, brutti e cattivi: è stata tutta colpa loro.

E si tirò dritti per la propria strada, sicuri che Renzi, il capo, non potesse sbagliare. Si arrivò quindi alle amministrative di Savona nel 2016, e anche qui, dopo 20 anni di centrosinistra, vinse il centrodestra. Ma cosa volete che sia Savona si pensò in questo caso, una piccola città che non conta nulla, gli errori sono stati fatti a livello locale si disse, con la scelta di una candidata ‘ex savonese’ in lizza con un vecchio trombone come Di Tullio, non c’erano speranze, andiamo avanti.

Ed eccoci arrivati alla doppietta, Genova e La Spezia perse in un colpo solo, due città mai amministrate nella loro storia dal centrodestra. In mezzo la tremenda sconfitta al referendum costituzionale dove ci si giocava poltrona e carriera politica, solo per gioco però. Se il Pd fosse ancora un partito di un certo livello farebbe piazza pulita del segretario e dei suoi colonnelli, rinnovandosi al più presto e cambiando i vertici nazionali, regionali e provinciali, ma non sarà così.

Analizzando il voto delle amministrative, non solo liguri, emerge sopratutto un dato, la destra non guadagna molto in termini di consensi, o per lo meno non come si possa immaginare, esiste un calo preoccupante di partecipazione dell’elettorato soprattuto di una parte, quella meno motivata, l’elettorato di sinistra preferisce restare a casa. Il partito democratico incarna ancora quei valori tipici della sinistra come giustizia sociale, tutela dei più deboli o ridistribuzione del reddito? Nemmeno per sogno.

Come Vanna Marchi ebbe il suo momento di notorietà e, da grande imbonitrice che fu, riuscì ad ingannare molte persone facendo leva spesso sulle debolezze personali, allo stesso modo Renzi è, e resterà, il più grande imbonitore della politica italiana superiore perfino a Berlusconi, lui perlomeno aveva ottimi argomenti per comprare, cioè per convincere anche i più scettici.

Renzi ha fatto proseliti semplicemente vendendo fumo, regalando l’illusione di una carriera lampo ad alcuni, o promettendo una riconferma della poltrona ad altri. Grazie a questo è riuscito a far approvare riforme che neppure la destra più liberista si sarebbe mai sognata. Emblematiche adepte come la Serrachiani, colei che ha cambiato idea quasi su tutto rinnegando se stessa in più occasioni, o il ministro Pinotti, una che farebbe fatica ad essere eletta capo scala dai propri condomini, e che grazie al renzismo si trova alla guida di un ministero da due governi a questa parte.

Questo è il renzismo signori, o si ha il coraggio di rispedirlo a Rignano sull’Arno prima che sia troppo tardi oppure questo signore farà fare al Pd la stessa fine che in Francia ha fatto un ormai ex grande partito, quello socialista.

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