Savona: il piano botanico… strategico

di Osvaldo Ambrosini.
Il 3 luglio 2017 sarà una data da ricordare per corso Tardy e Benech: sono infatti iniziati i lavori di restyling di una delle principali arterie viarie di Savona. La metaforica posa della prima pietra in realtà ha il rumore ruvido di una motosega, utilizzata per abbattere il primo dei 59 pini marittimi dichiarati molto pericolosi per la pubblica incolumità.

L’albero numero 20, così era stato battezzato dal censimento eseguito nei mesi scorsi dai tecnici ATA, non ce l’ha fatta, non ha resistito in modo adeguato alle contemporanee prove di trazione e di riduzione delle radici che ormai affioravano copiose oltre l’asfalto.
Questa mattina gli addetti di una cooperativa specializzata hanno provveduto al taglio, sebbene per ora non a regola d’arte, e si sono allontanati. Torneranno molto presto per completare l’opera voluta fortemente dall’amministrazione che ha nel suo “piano botanico strategico” un obiettivo concreto: l’eliminazione di tutti i pini marittimi del corso, a partire da quelli del primo tratto, la cui piantumazione, che risale agli anni 60, è stata definita dagli esperti odierni un grave errore.
Pur non essendo dei tecnici specializzati non si può concordare completamente con quanto affermato dal nostro Sindaco in occasione della conferenza stampa, avvenuta insieme all’assessore di riferimento, ai tecnici comunali e all’esperto botanico a cui è stata richiesta la preziosa perizia. Perché se è vero che le radici degli alberi hanno reso pericolosa nel corso degli anni la circolazione dei veicoli e dei pedoni nella strada sottostante, è pur vero che non è mai stata eseguita una manutenzione costante, necessaria per una corretta crescita e conservazione.
L’ultimo intervento degno di nota risale al 2014 quando Corso Trady e Benech fu teatro di un avvenimento sportivo nazionale: l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia. In quel frangente si provò a rendere la strada più presentabile sfrondando alcune piante, le più bisognose. Purtroppo manutenzione e conservazione non sono termini cari a nessuna amministrazione, per lo meno non alle nostre latitudini, perché sottendono operazioni costose con uno scarsissimo ritorno in termini di visibilità.
Ai savonesi non resta che subire a malincuore questa decisione, come tante altre tra l’altro, e forse questa non è neppure tra le peggiori. Resta la consapevolezza che una robusta e periodica potatura avrebbe potuto ridurre, non poco, la propensione al cedimento ma pare che questa soluzione non sia stata neppure presa in considerazione. Tuttavia difficilmente si potrebbero trovare sul globo terracqueo piante che resisterebbero al rischio caduta, se sottoposte contemporaneamente al taglio delle radici e a violente trazioni.
Ai residenti del quartiere, a fronte di una risistemazione della strada che possa a questo punto prevedere almeno anche qualche posto auto in più, l’invito, per chi non lo avesse ancora fatto, all’istallazione dei doppi infissi alle finestre per rendere meno fastidiosi i rumori che provengono dalla strada e preservare l’aria all’interno delle case dall’inquinamento esterno: una doppia operazione a cui da 50 anni provvedevano i pini marittimi.
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