Aiutiamo gli inglesi a casa loro

di Osvaldo Ambrosini.

La legge sul fine vita inglese riguarda anche i bambini e, a differenza dell’Italia dove una legge in questo senso è in perenne discussione in parlamento, l’accanimento terapeutico attraverso macchinari non è previsto neppure sui minori, considerato oltremodo afflittivo per le persone: per questo inumano sia per il malato che per i familiari i quali, per amore, soltanto in rari casi acconsentirebbero autonomamente a staccare la spina.

Il piccolo Charlie Gard, bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica, la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, è tenuto in vita soltanto da dei macchinari, non respira da solo e difficilmente potrà mai raggiungere una respirazione sufficiente da renderlo autonomo da un respiratore, non è in grado di ingoiare cibo ed è alimentato tramite flebo, inoltre non si muove ma soprattutto ha ormai riportato danni cerebrali tali da escludere scientificamente alcun miglioramento.

Tuttavia in queste condizioni potrebbe vivere ancora per molto tempo, senza purtroppo averne consapevolezza, come accade ora. Se amare significa soprattutto desiderare il meglio per la persona amata allora in questo caso, per quanto sia struggente, bisognerebbe avere la forza di liberare dal dolore questo piccolo bambino che non ha fatto nulla di male per essere trattato alla stregua di un vegetale.

Coloriamo di blu qualunque monumento per manifestare la solidarietà del mondo e dell’Italia verso questa storia ma “aiutiamo gli inglesi a casa loro” per far sì che possa essere rispettata una normativa decisamente migliore della nostra, senza intercedere con appelli o richieste di trasferimenti in cliniche e centri specializzati italiani. Alimentare false speranze dei familiari del piccolo paziente inglese è decisamente il peggior sevizio che si possa fare, mancando di rispetto al dolore e alla sfortuna di questo povero bambino.

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