ATA: ecco il piano industriale

di Osvaldo Ambrosini.

Innanzitutto prima di parlare di piano industriale (o piano strategico) sarebbe bene chiarire di cosa si stia parlando: un documento sul quale vengono indicate in modo organico le direzioni strategiche dell’impresa, quali saranno i principali obiettivi economici e finanziari, e quali le azioni intraprese per raggiungere i risultati. Inoltre potrebbe prevedere eventuali manovre correttive nel caso si dovesse, in corso d’opera, ricalibrare l’aspetto economico o gli obiettivi. Si prepara normalmente una volta all’anno per quanto riguarda l’aspetto economico, e ogni tre per definire le strategie. Nel caso ATA il piano industriale dovrebbe in prima istanza contenere quali aspetti l’azienda intenda affrontare per scongiurare il default finanziario e quindi evitare la liquidazione.

Con questa premessa sembra piuttosto strano che si discuta ancora oggi di questo documento e soprattutto che, a distanza di mesi, nessun consigliere d’opposizione, così come nessun organo di stampa, si sia accorto che il piano industriale era lì sotto il naso da un po’ di tempo. La vendita dei parcheggi scoperti dell’ex parco Doria, situato tra via Servettaz e via San Michele – 159 posti scoperti in tutto -, ad oggi sono l’unico piano industriale dell’azienda. Gli oltre 3 milioni di possibili ricavi rappresentano più di un’ancora di salvezza. Tuttavia gli appetiti dell’azienda devono aver condizionato, e non poco, anche le perizie dei tecnici che evidentemente hanno sopravvalutato il valore della zona e, per quanto sia a servizio di un quartiere molto popoloso di fronte al mare, non è stata data la giusta importanza alla crisi economica del momento e a quella ancor più terribile della nostra città.

Sebbene sia stato prorogato l’utilizzo dei parcheggi in affitto per gli abbonati fino al 20 settembre, sembra facile prevedere un flop di vendite il cui bando si chiuderà qualche giorno dopo la scadenza dei contratti d’affitto. Restano da chiarire un paio di aspetti, inoltre: chi acquisterà il posto auto dovrà, in percentuale, concorrere alla manutenzione della strada? La strada stessa, che oggi garantisce comunque un libero transito pedonale, considerati anche i numerosi passaggi che permettono di raggiungere agilmente le traverse di corso Vittorio Veneto, resterà comunque aperta ai pedoni? Ma la domanda più importante è: quanti sono disposti a spendere da un minimo di oltre 20 mila euro per un posto auto delimitato da strisce blu che un domani, se cancellate e ritracciate, potrebbero ridefinirne dimensioni e posizione?

Non sarebbe stato meglio per ATA continuare ad incassare circa 150 mila euro annuali di affitto garantito da un luogo per cui i costi di gestione sono quasi nulli? Molto spesso la lungimiranza non appartiene alla politica, ma per gli amministratori di aziende pubbliche dovrebbe essere un prerequisito indispensabile, soprattutto quando si ha l’acqua alla gola.

 

 

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