Decreto sicurezza, imparare da Loano

di Osvaldo Ambrosini.

Il mese appena trascorso lo ricorderemo principalmente per l’applicazione, quantomeno discutibile, del decreto sicurezza (Minniti) in occasione delle notti bianche savonesi che hanno messo a nudo la totale disorganizzazione del capoluogo. Dopo la prima serata in cui i commercianti hanno sacrificato sull’altare della sicurezza le auto private, si è pensato di far meglio in quelle successive sacrificando direttamente gli operatori della polizia municipale.

Insomma come spesso succede quando non sono disponibili sufficienti risorse per rispettare le sempre più stringenti e onerose disposizioni ministeriali, piuttosto di rinunciare all’evento, si punta tutto sul piano B, che spesso equivale ad una toppa peggiore del buco. Per salvare le serate quindi, al comitato per la sicurezza cittadino è bastato sapere che ad arginare l’eventuale furia di un tir, guidato da un terrorista contro la folla, in corrispondenza di ogni varco di ingresso della manifestazione vi fosse un agente della municipale, con indosso un giubbino antiproiettili, un’auto di servizio parcheggiata trasversalmente e una transenna.

Fortunatamente l’antiterrorismo alla savonese non fa scuola da nessuna parte e in pochi altri luoghi al mondo si sceglierebbe di usare agenti come scudi umani. Neppure nella vicina Loano, che dista dal capoluogo circa 30 km e dove ieri sera si celebrava il tradizionale carnevale estivo, Carnevalöa. Qui in corrispondenza dell’accesso alla strada che costeggia il lungomare, dove si è svolta la manifestazione, è stato predisposto un varco antiterrorismo nel pieno rispetto delle disposizioni previste. Il posizionamento sfalsato e in diagonale di alcuni New Jersey in cemento ha creato una chicane artificiale agevolmente oltrepassabile dai mezzi di soccorso e di polizia, ma che costituiva nel contempo un impedimento per qualunque mezzo di grandi dimensioni. La presenza di un operatore di polizia in questo caso, a ridosso delle barriere, è stata utilizzata per il normale controllo del varco stesso, e non per l’eventuale martirio come a Savona.

Ci si chiede allora come sia possibile che un Comune come quello savonese non sia in grado di dotarsi di strumenti simili a quelli utilizzati a Loano, peraltro reperibili facilmente perché molto diffusi nella cantieristica stradale.

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