Bombe: un primato tutto savonese

di Osvaldo Ambrosini.

Da sempre la parola bomba, associata al nome della nostra città, evoca momenti storici poco piacevoli. Proprio sulle pagine di questo blog raccontammo come Savona fu la prima città, insieme a Genova, ad aver subìto un bombardamento aeronavale per mano degli Alleati durante il secondo conflitto mondiale. Era il 14 giugno del 1940, esattamente quattro giorni dopo la presentazione di dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia e Regno Unito da parte del duce, convinto assertore di una guerra-lampo, quando al largo della nostra costa l’incrociatore “Algerie”, su Vado Ligure, e il “Foch”, su Savona, bombardarono l’Ilva, la Monteponi, i depositi petroliferi e varie fabbriche più piccole, oltre a diversi edifici, tra cui il Comune.

Molti anni più tardi, tra la primavera del 1974 e quella dell’anno successivo, furono invece ben 12 attentati dinamitardi a sconvolgere la quiete della città. Savona rappresentò in quel periodo un avamposto nazionale in cui vennero sperimentati gli effetti delle così dette bombe nere: soltanto la fortuna o il rodaggio di certi bombaroli (forse ancora poco pratici) hanno evitato che Savona venisse ricordata a livello nazionale al pari di ben più gravi episodi come la stazione di Bologna, Piazza della Loggia a Brescia e l’Italicus. Una strategia della tensione portata avanti su tutto il territorio nazionale e che si rivelò tuttavia efficace.

Recentemente in città si è imparato a conoscere anche un altro tipo di bombe che per creare danni o disagi non sfruttano necessariamente la detonazione. Sono le sempre più frequenti ‘bombe ambientali’ che potremmo suddividere in bombe d’acqua, determinate da un clima sempre più tropicale e diffuso in tutto il Paese, e bombe ecologiche che si ripercuotono su ecosistemi sempre più fragili minacciando la salute degli abitanti. Le prime si abbattono improvvisamente provocando esondazioni, allagamenti, alluvioni e a volte anche vittime, le seconde sono provocate dall’incapacità dell’uomo di anteporre l’interesse della salute di tutti i cittadini agli interessi economici privati ammantati dai ben noti ricatti occupazionali.

Ma nel delicato settore degli ordigni Savona da ieri ha conquistato un nuovo primato. Se non i primi, siamo sicuramente tra i pochi al mondo che possono vantarsi di aver chiuso strade, fatto evacuare famiglie intere, aver costretto a barricarsi in casa molte altre, aver fatto intervenire squadre di artificieri, mezzi di soccorso, forze di polizia e protezione civile, per recuperare e disinnescare da un cortile interno di alcuni palazzi del quartiere di Villapiana una bomba risalente alla seconda guerra mondiale che, non soltanto non è mai esplosa, ma addirittura non era mai stata lanciata.

Se non fosse per gli elevati costi dell’intervento, per le perizie effettuate che dimostravano una effettiva compatibilità delle risultanze con la presenza di un ordigno, verrebbe da ridere di fronte a questa notizia. La bomba fantasma colpisce la città e a deflagrare sono soltanto alcune risate, fatte a denti stretti e probabilmente anche un po’ di imbarazzo da parte di chi da tempo si preparava a questo evento.

I genovesi per indicare Savona in dialetto han sempre detto: ‘quellu paise dunde i fiuri i ciamman sciûe’. Da domani forse diventeremo: “quellu paise dunde le molle drentu na miaggia e ciamman bumbe”.

 

 

 

 

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