Savona saluta la Cena in bianco

di Osvaldo Ambrosini.

Tutto ebbe inizio quattro anni fa quando, in Piazza Sisto IV proprio davanti al palazzo comunale, circa 400 persone giunsero tutte vestite di bianco portandosi da casa tavoli, stoviglie e cibo già cucinato, per quello che sarebbe dovuto diventare il nuovo appuntamento cittadino di fine estate. Fu allora che per la prima volta anche Savona aderì alla Cena in bianco, una manifestazione sempre più diffusa sul territorio nazionale di cui Torino (era il 2012) fu apripista, importandola dai cugini francesi.

L’anno successivo, il 2015, fu il turno del rinnovato cortile interno del palazzo santa Chiara, location scelta per festeggiare contemporaneamente la restituzione al transito pedonale di quella scorciatoia – tra via Pia e via Aonzo – chiusa da troppi anni. Certo la lugubre mano di asfalto, spalmato senza troppi sensi di colpa, necessitava di un po’ di luce: per questo motivo i circa 500 partecipanti di quell’edizione, con la loro nobiltà simulata, contribuirono – a modo loro – a sfregiare la memoria storica di un luogo che avrebbe meritato un presente migliore.

Lo scorso anno toccò all’ottocentesca via Paleocapa, il centro per antonomasia della città: una prova generale della pedonalizzazione della via? Può darsi. Quel giorno furono circa 700 i commensali. Da un paio di mesi il countdown dell’edizione 2017, prevista per il 2 settembre, aveva già iniziato ad agitare quella parte di savonesi desiderosi di mettersi in mostra sui media locali in occasione del picnic urbano, scambiato per un evento mondano di alto livello.

Tuttavia ieri è arrivata la notizia del triste epilogo della manifestazione, come un fulmine a ciel sereno l’organizzazione ha comunicato l’annullamento dell’evento. Le nuove misure di sicurezza imposte dal Governo in seguito ai famosi fatti di piazza San Carlo a Torino ed il conseguente decreto Minniti, con relativa circolare Gabrielli, impongono misure di safety e security urbana troppo onerose per una manifestazione no profit.

In un’estate ligure in cui lo sport più praticato è stato senza alcun dubbio il tiro al turista low cost non si può non benedire la circolare Gabrielli che ci priva di un evento in cui l’ipocrisia dei nostri tempi avrebbe raggiunto l’apice. Pranzare al sacco, portandosi al seguito tavoli e sedie, considerato un evento mondano quasi di lusso; mentre mangiare un panino in spiaggia, per permettersi una giornata al mare con la famiglia, unica maniera per far quadrare i bilanci familiari ai tempi della crisi, etichettato invece come turismo di bassa lega e, quindi, assolutamente da disincentivare.

È durata solo tre anni questa esperienza, anche se non è escluso che si possa riorganizzare altrove l’evento tradendo magari l’appellativo urbano ripiegando su location o contesti privati, tuttavia non ci mancherà. Non ci mancherà soprattutto vedere concittadini che scimmiottano i francesi e che, per poter permettere questo loro privatissimo sollazzo, si chiudano strade o piazze pubbliche. Qualora invece gli organizzatori volessero ribadire l’utilità sociale dell’evento, siamo sicuri che quartieri come Villapiana, Santa Rita, Lavagnola o piazzale Moroni, sarebbero lieti di ospitare questa manifestazione negli spazi verdi presenti in questi luoghi, essendo, per una volta, al centro dell’attenzione dell’intera città.

Resta un’ultima considerazione: in questi anni un attento osservatore avrà notato come la Cena in bianco abbia rappresentato, nella sua pur breve vita savonese, una vetrina per i nostri amministratori ed i rispettivi schieramenti politici che vi hanno sempre partecipato entusiasti, salvo poi venir snobbata, quando non addirittura denigrata, da chi amministratore non lo è più o non lo era ancora.

 

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