Savona FBC: fallirà ancora, fallirà meglio

di Osvaldo Ambrosini.

Il Savona FBC si sta riorganizzando per la prossima stagione e, dopo l’addio dell’allenatore Chezzi, che andrà sulla panchina del Carpi, serie B, conscio che su quella del Savona a stento sarebbe riuscito a lottare per i play off, si riparte dalla scelta del tecnico.

Effettivamente Chezzi lo avevamo criticato troppo frettolosamente per il suo curriculum non proprio tra i migliori in circolazione, non perché non avesse esperienza nella categoria ma per averla maturata quasi tutta nella stessa società, quella del padre presidente che piuttosto di esonerarlo avrebbe cambiato tutti i giocatori.

Tuttavia l’uomo scelto dal Savona per ripartire nella prossima stagione, vanta un curriculum anche peggiore, o meglio un non curriculum. Alessandro Grandoni, classe ‘77, passato non indimenticabile in serie A tra Lazio, Sampdoria e Livorno, e una carriera da allenatore ancora tutta da scrivere considerati anche i suoi 41 anni: l’11 agosto 2012 assume l’incarico di allenatore del Massa Martana Calcio a 5, squadra militante in Serie C2 umbra; ma il 2 ottobre 2012 lascia l’incarico. Il 29 luglio 2014 viene nominato nuovo allenatore dei Giovanissimi Nazionali della Fiorentina. Nella stagione 2016/2017 è l’allenatore della Primavera del Pisa. Il 27 novembre 2017 subentra come allenatore dello Scandicci, serie D, terzo allenatore della travagliata stagione della squadra toscana in cui colleziona 21 partite, 1,38 media punti, ed una salvezza al fotofinish.

Che dire, un mister “low cost” per una società “low profile”, preferito ad altri suoi colleghi più esperti e certamente anche più costosi, con esperienza quasi nulla nella categoria, a cui verrà affidata una squadra, non si sa ancora precisamente quale né con quali obiettivi, ma che con queste premesse difficilmente potrà puntare al salto di categoria.

Questo passa il convento purtroppo, faremo finta di accontentarci, tuttavia una richiesta alla dirigenza appare quanto mai doverosa: ad agosto evitateci la tristezza della presentazione in pompa magna della squadra in piazza o in darsena, perché poi finisce che tra uno spumantino e un altro c’è sempre qualcuno che lancia il coro “Lega pro, Lega pro!”. Se l’anno scorso siete riusciti a far credere alla favoletta della promozione ad uno sparuto gruppetto, tra cui un paio di assessori, quest’anno rischiereste di rimediare soltanto dei fischi.

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