Ingegneria (genetica) elettorale

I sistemi elettorali sono, per definizione, metodi di manipolazione della volontà popolare. Niente di male: si tratta di trasformare i voti in seggi, scegliendo il sistema che maggiormente si confà alla storia, agli usi, ai costumi ed alla realtà sociale di un Paese. Eh sì, perché necessariamente un sistema elettorale deve calzare la comunità politica e non, viceversa, essere l’armatura entro cui costringerlo.

A partire dalle riforme degli anni ‘92/‘93, invece, la legge elettorale è diventata il tema principale dell’agenda politica. Dopo cinquant’anni di onorato servizio, cambiato il sistema, si sono avuti tre nuovi sistemi – il prossimo sarà il quarto – e altrettanti tentativi di modifica. In realtà, come sempre, si è provato a tirare per la giacchetta la realtà, mostrando il maggioritario come unica via per una tanto agognata governabilità.

In realtà il maggioritario ha mostrato come i piccoli partiti abbiano avuto un potere di ricatto infinito, riuscendo a strappare un numero di seggi ben superiore rispetto alla loro reale forza. La soluzione? La realizzazione di sistemi spuri, complicati e spesso estranei alla realtà italiana, arrivando – con l’ultima proposta – a scimmiottare la Germania con uno sbarramento superiore (5% anziché 4%) e il “diritto di tribuna” per i più piccoli.

In realtà, forse, basterebbe un po’ di umiltà. E la capacità di saper tornare indietro.

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