Savona saluta la Cena in bianco

di Osvaldo Ambrosini.

Tutto ebbe inizio quattro anni fa quando, in Piazza Sisto IV proprio davanti al palazzo comunale, circa 400 persone giunsero tutte vestite di bianco portandosi da casa tavoli, stoviglie e cibo già cucinato, per quello che sarebbe dovuto diventare il nuovo appuntamento cittadino di fine estate. Continua a leggere

Periferie savonesi, piccola città bastardo posto

di Matteo Lai.

Savona, come praticamente tutte le città di dimensioni simili alla sua, è sempre stata una città di quartieri, vissuti – e vivibili – come tanti piccoli paesi, con le relative rivalità e gelosie tra borgate, soprattutto se vicine. Oltre a Savona propriamente detta (Sann-a per i savonesi, ma a volte anche Savunn-a, per i genovesi e per gli autoctoni con la puzza sotto al naso), comprendeva il centro storico e quello ottocentesco. Continua a leggere

Savona, l’alluvione del 1900

Tutti i savonesi ricorderanno la tragica alluvione del settembre 1992. I più giovani, magari, solo per il racconto dei genitori o dei fratelli maggiori, ma quell’evento ha un po’ cambiato, in maniera irreversibile, non solo il nostro modo di vivere, ma anche la geografia dei luoghi che ci erano familiari.

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Cemento a Savona: centrodestra e Pd pari sono?

di Osvaldo Ambrosini.

Quando, il giorno dopo le amministrative di giugno, il Partito Democratico locale ha analizzato la sconfitta, non ha potuto fare a meno di notare un aspetto. I quartieri popolari della città, quelli che storicamente avevano sempre votato a sinistra, questa volta – quasi in massa – avevano abbandonato il Pd. Questo era accaduto principalmente nella roccaforte della candidata Battaglia, Legino. Risultati deludenti a Villapiana. In misura minore anche Zinola e Lavagnola non avevano regalato certo grandi soddisfazioni. Tuttavia pur perdendo, il Pd aveva retto maggiormente nel centro della città e nei quartieri meno popolari. Continua a leggere

Savona solo cose belle: dettiamo la linea ai media savonesi?

Su La Stampa del 26 giugno è comparso un trafiletto sulle “righe misteriose” presenti in piazza Sisto IV. Un argomento già da noi trattato in precedenza nell’articolo “La madre di tutte le brutture: piazza Sisto IV” (28 febbraio 2015). Un caso, si potrebbe dire. Certo. Tuttavia non è – per l’appunto – un caso isolato. Continua a leggere

Lavagnola: dimenticare San Martino

di Matteo Lai

Narra la leggenda che, nella notte dei tempi, la lavandaia lavagnolese Erminia, per sfuggire alle grinfie di un signorotto che si era invaghito di lei, tale Gincourt, si sia lanciata dal ponte di San Martino. Chissà cosa farebbe oggi la povera Erminia, per evitare le brutture che circondano quello che – a tutti gli effetti – è il complesso storico di San Martino, composto dalla chiesetta dedicata al santo, dal ponte medioevale e – dall’altro lato del torrente – dalla cappella di Santa Maria, il tutto databile intorno all’anno Mille, sebbene con successivi interventi succedutisi fino all’Ottocento. Continua a leggere