Savona, provincia di Genova

di Matteo Lai.

Le giunte Ruggeri e Berruti che hanno tetto le sorti di Savona dal 1998 al 2016, hanno prodotto risultati ampiamente deludenti, dando il via alla più vasta cementificazione che si sia vista all’ombra della Torretta, dagli anni ‘60 ad oggi, ponendo le basi per i molti disastri odierni Continua a leggere

Annunci

Salvini sa tutto

 di Matteo Lai.

Dalla formazione del governo di coalizione tra Cinque Stelle e Lega, abbiamo potuto assistere alla trasformazione di Matteo Salvini da semplice politico in tuttologo.. una definizione questa, confezionata per lo più per descrivere strambi personaggi televisivi o, peggio, per irridere al bar tipi strani e saccenti. Continua a leggere

Il governo del cambiamento?

di Matteo Lai.

Dopo aver lanciato un po’ di letame sul presidente della Repubblica accusandolo – nell’ordine – di essere anti democratico, di violare la Costituzione e di non volere un governo scelto dalla maggioranza degli italiani Continua a leggere

Capovaro, varo?

di Matteo Lai.

Nonostante l’attuale presidente del Senato sia la seconda donna a cui viene affidato un incarico esplorativo per formare un governo, con la prima – ovvero Nilde Iotti – condivide il genere e null’altro. Continua a leggere

Guerra in Siria: #Mogherinivattene

di Matteo Lai.

L’attacco anglo-franco-statunitense in Siria mostra, per l’ennesima volta, come una politica estera comune dell’Ue non esista. Di più, ha plasticamente dimostrato come le ‘lady PESC’ che si sono succedute alla guida del ‘ministero degli Esteri’ dell’Unione siano poco più che delle belle statuine. Continua a leggere

#laloroliguria #lalorosavona

di Osvaldo Ambrosini.

Non ha ancora scelto cosa fare da grande Edoardo Rixi, se il parlamentare in Senato, dove è appena stato eletto, oppure rimanere in Regione Liguria con la carica di assessore allo Sviluppo economico (Industria, Commercio, Artigianato, Ricerca e Innovazione tecnologica, Energia, Porti e Logistica). Continua a leggere

Elezioni: non solo come si vota, ma cosa

di Matteo Lai.
In questi giorni sulle tv siamo bombardati di istruzioni sul “come si vota” ovvero, essenzialmente, in due modi: o tracciando una croce sul simbolo (votando così sia i candidati nei collegi plurinominali che il candidato nell’uninominale) oppure con una croce sul nome del candidato nel collegio uninominale (rinunciando, di fatto, a metà voto). Non sono ammessi il voto disgiunto (grande autogoal del Pd) né le preferenze: i candidati li troveremo già belli scritti sulla scheda, secondo l’ordine deciso dalle liste.

Continua a leggere