Savona e i suoi forti: un’occasione da non perdere

Citando una celeberrima rubrica della Settimana enigmistica, si potrebbe dire che forse non tutti sanno che… oltre al tanto (giustamente) citato forte di San Giacomo, esistono altre fortezze abbandonate, intorno a Savona, che potrebbero essere utilmente recuperate e destinate ad altri usi. Alcune note, altre meno, altre ancora sconosciute ai più.Piantina FortiAlle immediate spalle della città troviamo i forti della Madonna degli Angeli e della Madonna del Monte. Costruzioni gemelle, entrambe erette intorno al 1880 sulla medesima pianta e poco lontano dalle omonime chiesette. Mentre il secondo non è visitabile e risulta seppellito sotto una rigogliosa vegetazione, il primo è accessibile abbastanza agevolmente, anche per permettere l’annuale commemorazione dei partigiani lì fucilati nel Natale di sangue del ’43.

Monte CiutoLeggermente più arretrato, alla confluenza delle due strade che portano a queste fortificazioni (via alla Strà e via N.S. del Monte), troviamo il forte di Monte Ciuto, fulcro del sistema di difesa che integrava e metteva in comunicazione i due baluardi costieri con lo sbarramento di Altare. La costruzione militare, realizzata nel 1885, è stata creata quasi tutta all’interno della collina, con un ingegnoso sistema di tunnel e cunicoli che mettono in comunicazione casematte e torrette. Nel secondo conflitto mondiale fu pesantemente colpito, nel 1940, da una squadra navale francese che cannoneggiò Savona e Vado Ligure.

Forte Cascinotto CadibonaDello stesso sistema, come già detto, faceva parte anche la Tagliata di Altare, fortificazione ancora oggi ben visibile, dominando ed inglobando (con una galleria) il vecchio tracciato della strada statale del Colle di Cadibona. Posto proprio sulla cima di questo, che – come ci insegnavano alle elementari, unisce Alpi e Appennini – aveva proprio la funzione di sbarramento: la strada poteva essere interrotta in qualsiasi momento, grazie a due ponti levatoi (ancora oggi intuibili) posti alle due estremità. Costruito tra 1885 e 1890 su preesistenti fortificazioni napoleoniche, si compone in realtà di due distinte entità, unite tra loro: il forte Cascinotto (più piccolo) e il forte Tecci (o Teggia).

Molti altri sono i fortilizi presenti nelle vicinanze di Savona. Il forte di Monte Burotto (o Burot), a poche centinaia di metri dallo sbarramento di Altare, facente parte delle difese di quella piazza militare. O ancora il forte di Monte Baraccone, costruito nel 1600 dai genovesi per ospitare una guarnigione che limitasse le liti, che degeneravano in scontri armati, tra quilianesi e altaresi per lo sfruttamento del bosco, poi rivisto alla luce delle nuove esigenze difensive, trasformato in batteria e in grado di comunicare – col telegrafo ottico – con il forte del Monte Settepani, funzionando da collegamento tra lo sbarramento del Melogno e quello di Altare. Oppure ancora: il bel forte vadese di San Giacomo e di Santo Stefano, frutto dell’unione di due edifici militari creati da genovesi e poi uniti, o il soprastante forte di Sant’Elena, distrutto dall’esplosione di una polveriera nel 1921.

Edifici che fanno parte della nostra storia, nati per la guerra e mai riadattati per la pace, nonostante il loro fascino sia evidente. Come non immaginare come contenitori di eventi culturali alcuni di questi? La speranza è che burocrazia e politica siano in grado di operare in modo da far dono alla cittadinanza di queste strutture, ora abbandonate.

forte san giacomo forte Santo Stefano  forte San Giacomo 4  polveriera di sant elena

Forte napoleonico Colle di Cadibona Monte Ciuto 2

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