Rosy Guarnieri: un passo avanti a Salvini

La sua storia politica parla per lei. Si candidò per la prima volta a sindaco del Comune di Albenga nell’ormai lontano 1997, nella lista della Lega Nord, all’epoca ‘dura e pura’ e scollegata dal centrodestra. Un elemento di novità, determinato soprattutto dalle sue origini siciliane, in un partito diventato famoso in quegl’anni per i cori da osteria contro i meridionali. Perse: probabilmente, non soltanto perché buona parte degli albenganesi non era ancora pronto a votare contro le proprie origini, ma perché sotto le torri battere Viveri, a quei tempi, non ci sarebbe riuscito neppure Bossi.

Nonostante, ciò entrò in consiglio comunale per sedersi ai tavoli dell’opposizione, lavorando con tenacia fino a quando, fortunatamente per lei, l’obiettivo della Lega col tempo si spostò dai meridionali agli immigrati (materiale umano di cui Albenga ne è altrettanto fornita, ma che a differenza dei primi non vota) e la presunta sostituzione etnica programmata, roba grossa eh. Così nel 2010 anche gli albenganesi più restii, dopo un poker di commissari prefettizi inframezzati tra Viveri, un sindaco di Forza Italia (Zunino) e uno dell’Ulivo (Tabbó), le diedero fiducia e finalmente riuscì a vestire la fascia tricolore, esperienza abbandonata dopo circa tre anni e mezzo quando decadde per colpa delle dimissioni in massa di ben 11 consiglieri (8 della minoranza e 3 della maggioranza).

Oggi ci riprova con un obiettivo ancora più difficile da centrare, ma se non entrerà in parlamento, a meno di qualche rinuncia clamorosa, i suoi detrattori faranno bene ad attendere prima di cantar vittoria. Rosy ha già dimostrato di non abbattersi molto facilmente e di saper reagire di fronte alle sconfitte riuscendo sempre a risorgere.

In ogni caso chi vorrà votarla il 4 marzo dovrà accontentarsi di mettere una X sul simbolo della Lega con Salvini nella scheda per la Camera nel collegio plurinominale del ponente ligure, leggendo il suo nome soltanto al quarto e ultimo posto del listino. Insomma per essere nominata onorevole al primo colpo la Lega dovrebbe raggiungere percentuali almeno doppie rispetto a quelle che oggi i sondaggi assegnano al Carroccio.

Sarà questo forse il prezzo da pagare per essersi schierata apertamente contro le politiche regionali in tema di sanità – il cui assessorato è in mano alla leghista Sonia Viale – che vorrebbero privatizzare l’ospedale di Albenga? Può darsi, certo che per una frequentatrice di Pontida della prima ora di un movimento nordista che sognava la secessione, diventato nel tempo un contenitore nazionalista di destra – a cui perfino Casapound strizza l’occhio – passando negli anni come se niente fosse dal no euro al sì Europa, dal mai più con Berlusconi all’ennesima alleanza con Berlusconi, probabilmente essere rimasta coerente almeno sul tema dell’ospedale pubblico di Albenga (posizione sostenuta fin dai tempi della giunta Burlando) non ha pagato. Ma chissà che questo suo sacrificio non valga una nuova candidatura, nel 2020 si rivota per la Regione.

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