Savona: i giardini dei miserabili

Se potessimo dare un titolo ai giardini di via Dante Alighieri a Savona, in cui sono presenti due sculture raffiguranti altrettanti autorevoli personaggi savonesi ed uno storico tempietto – che in qualsiasi altro luogo del mondo sarebbe quantomeno conservato con più rispetto -, si potrebbero ribattezzare a pieno titolo come i giardini dei miserabili o, se si preferisce, dei reietti. Così come nel famoso romanzo, ambientato nella Francia post restaurazione dell’ottocento, Victor Hugo narrava le storie di personaggi caduti in disgrazia, i giardini Dante Alighieri narrano silenziosamente quella di tre savonesi oggi dimenticati.

Effettivamente se si pensa alla precedente collocazione delle statue di Pietro Giuria e di Pietro Sbarbaro non può che calare un velo di tristezza nel vederli dove sono tutt’ora: un tempo si trovavano infatti sui due lati della centralissima Piazza Sisto IV, proprio davanti all’attuale palazzo comunale, luogo per lungo tempo ornato da un prezioso giardino di forma ellittica.

Il blocco di marmo ancora grezzo dal quale sarebbe nato il monumento dedicato a Pietro Giuria, autorevole savonese letterato e professore all’università di Genova vissuto nel 1800, fu depositato nel 1878 in una stanza del vecchio palazzo comunale, Palazzo Gavotti, in piazza Chabrol. L’opera, realizzata dallo scultore Pietro Dini e voluta fortemente da un comitato presieduto dal senatore Luigi Corsi, fu inaugurata nel 1880. Venne quindi collocata in un primo momento nell’attuale Piazza del Popolo (all’epoca ancora Piazza Principe Umberto), sul lato posto frontalmente rispetto alla vecchia stazione ferroviaria. In quel luogo tuttavia l’opera rimase coperta al pubblico per sei lunghi anni per poi essere spostata nel 1888 in Piazza Sisto IV, lato Corso Italia (ex Corso Principe Amedeo).

Fu un altro comitato costituito dopo la morte del savonese Pietro Sbarbaro – polemista, professore universitario e politico, vissuto anch’esso nel 1800 -, a volere fortemente una scultura che ne potesse onorare degnamente la memoria. Venne quindi istituito un concorso di idee in cui vennero presentati alcuni bozzetti. La giuria scelse quello dello scultore genovese Bacigalupo. L’inaugurazione del mezzo busto raffigurante Pietro Sbarbaro, collocato sulla piazza Sisto IV lato Via Manzoni, a cui parteciparono un gran numero di savonesi, avvenne il 6 dicembre del 1896.

La terza opera presente nei giardini dei “savonesi maledetti”, non è una statua bensì un’opera artistica realizzata da un savonese. Si tratta del tempietto Boselli, opera unica in ceramica, che porta appunto il nome dell’autore Giacomo Boselli, vissuto tra la fine del 1700 e l’inizio dell’1800. A pianta esagonale con una cupola posta a circa 4 metri di altezza è caratterizzato da sei colonne ioniche semiaddossate e rappresenta uno dei più puri esempi di arte neoclassica in Liguria. Originariamente conservato su una terrazza della vecchia casa del Boselli in via Torino, a seguito della demolizione dell’edificio, fu donato al Comune dal proprietario, il ragionier Giovanni Rossi. Una struttura molto simile a quelle in voga di questi tempi utilizzate per celebrare matrimoni civili e che, se venisse adeguatamente valorizzato e ricollocato, potrebbe diventare, con costi contenuti per il restauro, il simbolo delle unioni civili della città.

Invece, dal 1930, giace inutilizzato nell’incuria e nell’indifferenza generale nei giardini Dante Alighieri; a fargli triste compagnia nel 1934 vennero posizionate le sculture dedicate a Sbarbaro e Giuria fresche di sfratto causa ‘restyling’ di Piazza Sisto IV. “Nemo propheta in patria”, affermazione tristemente vera, a cui i nostri tre concittadini non fanno eccezione.

 

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