Bansky contro la municipale

di Matteo Lai.

Accade che uno dei più imprendibili e imprevedibili writer ed artisti del mondo – Bansky – decida di recarsi a Venezia per protestare contro l’ennesimo mancato invito alla Biennale. Continua a leggere

Annunci

Cesare Battisti, da ‘belva umana’ ad un Fracchia qualunque.

di Osvaldo Ambrosini.

La cattura di Cesare Battisti è diventata uno degli avvenimenti mediatici più seguiti della storia recente. Da ogni parte sono arrivati i dettagli degli appostamenti dell’interpol, prima in Brasile poi in Bolivia, mentre una volta giunto in Italia abbiamo assistito increduli alla cronaca imbarazzante sul comitato d’accoglienza allestito al terminal di Ciampino, tra una giacca della polizia di Stato e una della polizia penitenziaria. Continua a leggere

La divisa era una cosa seria

di Osvaldo Ambrosini.

Nate per distinguersi in battaglia dai nemici, le divise sono poi state ampiamente utilizzate nell’epoca moderna per identificare soprattutto le forze dell’ordine e i corpi dello Stato. Continua a leggere

Chiamami vigile urbano

di Matteo Lai.

C’è da qualche tempo – nella categoria lavorativa a cui appartengo – una vistosa frattura lessicale. Ci si divide tra quelli che, per inerzia, pigrizia o per rendere più svelta la comprensione del linguaggio si definiscono ‘vigili’ e quelli che rifuggono con orrore da questa definizione, richiamandosi alla trentennale dicitura di polizia municipale o locale. Continua a leggere

Velocità. Dramma teatrale in atto unico.

di Matteo Lai.

Italia, un qualsiasi luogo, in un qualsiasi giorno, ad una qualsiasi ora. Continua a leggere

“Dottore, dal vivo cambia tutto”

di Matteo Lai.

La paradossale vicenda della nave Diciotti, nave della Marina Militare, attraccata in un porto italiano ma – essendo “colpevole” di aver salvato immigrati – tenuta in ostaggio da un uomo barbuto, dal colorito olivastro e dalle molteplici mogli (sì, parliamo proprio di Salvini…), ha avuto una pagina di sconfortante umanità. Continua a leggere

Fraterni saluti alla sinistra

di Matteo Lai.

Fortuna o età han deciso di farmi sfiorare quel periodo storico in cui la sinistra italiana, pur essendo in pesante trasformazione, conservava ancora alcuni linguaggi e riti – diciamo così – Novecenteschi. A cavallo tra gli anni ’90 ed il primo quinquennio del Duemila, le lettere si concludevano ancora con “fraterni saluti”, ci si chiamava “compagne” e “compagni”, le sezioni esistevano ancora ed esisteva una base politico-culturale comune entro la quale ci si riconosceva. Continua a leggere