Matteo va alla guerra

di Matteo Lai.

Come le storie d’amore 2.0, tutto era iniziato con un galeotto “like” sotto a un post, il famoso “Sono veramente arrabbiato” postato da Salvini e apprezzato da Di Maio, quando il governo del cambiamento era sul punto di naufragare. Continua a leggere

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Ischia: “Stupido hotel”

di Osvaldo Ambrosini.

“Ora che sono, ora che sono qui. In questo stupido stupido hotel. E non sei qui con me. Tutto mi sembra inutile, tutto mi sembra com’è. Farmi la barba o uccidere. Che differenza c’è? Hai già pronto il piano di recupero, Io vado preso, vado preso e hai, sempre ragione tu. Per il mio limite. Io non so stare solo. Vivere insieme a me…” Continua a leggere

“Dottore, dal vivo cambia tutto”

di Matteo Lai.

La paradossale vicenda della nave Diciotti, nave della Marina Militare, attraccata in un porto italiano ma – essendo “colpevole” di aver salvato immigrati – tenuta in ostaggio da un uomo barbuto, dal colorito olivastro e dalle molteplici mogli (sì, parliamo proprio di Salvini…), ha avuto una pagina di sconfortante umanità. Continua a leggere

Savona disobbedisce a Salvini, non ‘scheda’ i suoi rom

di Osvaldo Ambrosini.

È utile ricordare che a Savona, in controtendenza con il governo nazionale, l’amministrazione di centrodestra da tempo ha deciso di abdicare alla ‘schedatura’ dei nomadi che vivono nel campo rom della Fontanassa. Continua a leggere

Melgrati, la prosecuzione di Canepa con altri mezzi?

di Osvaldo Ambrosini.

Qualche giorno fa ad Alassio le amministrative hanno decretato una battuta d’arresto per il tanto decantato modello Toti, ma che sia anche l’inizio della fine è ancora presto per dirlo. Continua a leggere

Le maratone da dimenticare

di Osvaldo Ambrosini.

Non è certamente il momento migliore per le gare podistiche, in particolare per le maratone o le half marathon che, mai come in primavera, sono tra le manifestazioni più calendarizzate nei comuni italiani ed esteri. Continua a leggere

C’è una Candyland anche in Padania

di Osvaldo Ambrosini.

Se non fosse stato per il ruolo magistralmente interpretato da Christoph Walz nei panni del medico tedesco Schultz, cacciatore di taglie nell’America del 1800 insieme al ‘libero negro’ Django, probabilmente Samuel Leroy Jackson avrebbe vinto la statuetta come migliore attore non protagonista, nel film di Tarantino “Django Unchained”, avendo interpretato come nessuno mai il ruolo di Stephen, un nero a capo della servitù della tenuta di Candyland, dal nome del padrone schiavista Calvin Candie (Leonardo di Caprio). Continua a leggere