Colpito da McKinley! Il peggio della settimana sportiva

5- Ritorna dopo la sosta per le nazionali la rubrica settimanale sul calcio italiano. Tuttavia una piccola parentesi su quello internazionale va fatta: Continua a leggere

Savona: viva o morta o X

di Osvaldo Ambrosini.

E così anche Savona potrà pregiarsi di annoverare in consiglio comunale, tra i banchi dell’opposizione (siamo sicuri?), il gruppo del neo partito renziano (Italia Viva), l’ennesimo soggetto politico ad personam nato ai tempi della “seconda repubblica”. Continua a leggere

Erdogan, il macellaio dietro casa

Tra le cose che più ci terrorizzano troviamo sicuramente il cosiddetto terrorismo islamico. Attuato da gente che ci disprezza, che disprezza i nostri valori ed il nostro stile di vita. Eppure negli anni il processo di progressiva islamizzazione di un Paese estremamente laico quale è la Turchia non ci ha minimamente toccato, anzi. Continua a leggere

Nazionale italiana liberata… dall’azzurro.

di Osvaldo Ambrosini.

La notizia che la nazionale italiana, sabato, contro la Grecia, in una partita valida per le qualificazioni al campionato europeo del 2020, giocherà con una maglia di colore verde (studiata appositamente dallo sponsor tecnico per celebrare il ‘rinascimento’ della nazionale formata per buona parte da una nuova generazione di ragazzi promettenti), ha fatto indispettire molti affezionati all’azzurro. Colore che tradizionalmente da più di un secolo contraddistingue non soltanto la nazionale di calcio ma tutto il movimento sportivo del nostro Paese. Continua a leggere

Morire in divisa

Due poliziotti morti perché un folle – che tra l’altro si sarebbe costituito spontaneamente per una rapina – riesce a strappare la pistola ad un agente e a far fuoco. Segue di pochi mesi l’uccisione di un carabiniere che, in borghese, si era recato disarmato all’incontro con due giovani estorsori, venendo poi pugnalato a morte. Continua a leggere

Una democrazia che è una cannonata

Esercitare la memoria non è cosa che riesca bene agli italiani, ma neppure agli europei. Ben poche persone, infatti, ricordano come nell’oramai lontano 1993 – nelle giornate tra il 3 e il 5 ottobre – Boris Eltsin (ma sarebbe più corretto scrivere El’cin) portò a compimento il lungo golpe, che aveva iniziato nel 1990 tessendo accordi separati con i suoi omologhi presidenti delle repubbliche sovietiche federate di Ucraina e Bielorussia, socie fondatrici dell’URSS. Continua a leggere