Il negazionismo renziano

di Matteo Lai.

Nonostante il buon Orfini si arrampichi sugli specchi per spiegare che – in realtà – la Caporetto dei ballottaggi non è una sconfitta, la debacle subita domenica dal Pd è abbastanza evidente, soprattutto considerando la sconfitta in roccaforti storiche della sinistra come Genova, La Spezia, Pistoia e Sesto San Giovanni. In realtà, ci sono almeno cinque motivi principali per cui la disfatta ha assunto proporzioni bibliche. Continua a leggere

Il renzismo vi seppellirà

di Osvaldo Ambrosini.

Perdere Genova non è una sconfitta qualunque, perdere La Spezia ancora meno, per non parlare di Pistoia, L’Aquila o Sesto San Giovanni. Eppure, come sul Titanic, nessuno dell’equipaggio si è scomposto mentre si puntava dritti contro un iceberg. Continua a leggere

Fascisti savonesi 1 fascisti genovesi 0

di Osvaldo Ambrosini.

Nello specialissimo derby ligure tra nostalgici, i rappresentanti della città savonese hanno indubbiamente vinto la sfida, a distanza di un anno, con i colleghi genovesi. Questo non perché a Savona siano riusciti, grazie alla vittoria alle amministrative del centrodestra, ad infilarsi tra le maglie dell’amministrazione comunale, cosa che è accaduta, ma è soltanto un effetto non la causa. Continua a leggere

Genova, l’affondamento del centrosinistra 

di Matteo Lai.

Cinque anni fa, alle primarie del centrosinistra si assisteva alla debacle del Partito Democratico – le cui candidate alla carica di sindaco, la prima cittadina uscente Marta Vincenzi e la donna in carriera Roberta Pinotti – dovevano cedere il passo all’indipendente Marco Doria. Continua a leggere

La fattoria ligure dei cinque stelle

di Osvaldo Ambrosini.

Questa volta che, in occasione delle amministrative genovesi, il M5s avrebbe avuto la reale possibilità di vincere e contemporaneamente piantare la prima bandierina in una amministrazione comunale ligure, il suo capo (nonché depositario del blog a sua insaputa) ha deciso di non voler vincere. Continua a leggere

Elezioni provinciali savonesi, la pelle dell’orso

di Matteo Lai.

Quando, nel 2014, si decise di soffocare lentamente le Province, si fece un’operazione molto semplice: quella di vendere la pelle dell’orso prima di averla ucciso. Si tagliarono i trasferimenti senza diminuire le funzioni delegate, si fecero smobilitare i dipendenti e si cancellò l’elezione diretta di consiglieri e presidente. Continua a leggere

Il “no” che ha perso 

di Matteo Lai.

Pensierino post voto. Personalmente ritengo di aver perso, pur votando no. Ho perso perché il mio ‘no’ era cosciente ed informato, ben diverso dal ‘no’ in funzione unicamente anti renzista di Salvini, Grillo, Meloni e Brunetta. Continua a leggere